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DONNA OLIMPIA, REGINA DEI SALOTTI ROMANI

Donna Olimpia, nobildonna di Viterbo, fu protagonista della vita romana per un ventennio nella metà del XVII secolo. Bella donna, astuta, avida e ambiziosa doveva diventare monaca per volere del padre. Per scampare al pericolo incolpò il suo confessore di aver tentato di sedurla. Vedova neanche ventenne di un ricco borghese, sposò un cinquantenne nobile impoverito, Pamphilio Pamphilj e lo sostenne economicamente per entrare nei salotti romani di cui divenne regina.

Il fratello del marito, sempre con il suo aiuto, fu nominato Papa Innocenzo X; a quel punto la chiamarono “la papessa” e “la porta del Vaticano” per il potere che conquistò; accumulò grandi ricchezze nel suo palazzo di Piazza Navona, con ogni mezzo, anche illecito. Fu lei a imporre al papa il Bernini per realizzare la Fontana dei 4 Fiumi, da cui ricevette un cospicuo premio.

La statua di Pasquino ospitò spesso accuse, anche infamanti, alla sua spregiudicatezza e ingordigia: “Fu un maschio vestito da donna per la città di Roma e una donna vestita da maschio per la Chiesa Romana”. “Chi dice donna, dice danno, chi dice femmina, dice malanno, chi dice Olimpia, dice donna, danno e rovina”. “Olimpia, nunc impia … Un tempo pia, ora empia”. Generò tanta invidia, odi e rancori che alla morte del Papa dovette scappare da Roma. Morì due anni dopo lasciando una eredità come poche altre volte annoverata.

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